La nascita del Comitato "Tutela della Salute e dell'Ambiente della Vallesina" avviene proprio quando l’accordo di riconversione dello zuccherificio Sadam di Jesi sembrava cosa fatta.
Probabilmente l’intervento del rappresentante del Comitato jesino all’assemblea tenutasi il 2 luglio a Girola (Fermo) che ha visto la presenza di Cittadini e rappresentanti politici deve aver creato un po’ di scompiglio. Infatti, da parte di Regione e Gruppo Eridania-Sadam, si è avuta una improvvisa “esigenza” di accelerazione delle autorizzazioni, tanto che dopo pochissimo tempo è pervenuta in Comune una richiesta URGENTE di riunione fra rappresentanti del Gruppo Sadam e politici jesini per la firma definitiva dell’accordo.
La nascita di un movimento di semplici Cittadini che cita numeri e dati scientifici, dimostrando di muoversi agevolmente nella complessità della questione, ha condotto i nostri amministratori politici verso una posizione di maggior cautela, rinunciando alla firma dell’accordo prevista per il giorno 9 luglio (come invece aveva richiesto Sadam) ed anzi chiedendo quel giorno stesso ulteriori spiegazioni in merito ad una problematica che non può essere decisa così rapidamente, in pieno luglio, quando sarebbe addirittura difficile informare la Cittadinanza su un tema così fondamentale per Jesi.
Ma quali sono questi dati e questi numeri?
Quali sono i dubbi che aleggiano su un progetto di riconversione così complesso?
Probabilmente l’intervento del rappresentante del Comitato jesino all’assemblea tenutasi il 2 luglio a Girola (Fermo) che ha visto la presenza di Cittadini e rappresentanti politici deve aver creato un po’ di scompiglio. Infatti, da parte di Regione e Gruppo Eridania-Sadam, si è avuta una improvvisa “esigenza” di accelerazione delle autorizzazioni, tanto che dopo pochissimo tempo è pervenuta in Comune una richiesta URGENTE di riunione fra rappresentanti del Gruppo Sadam e politici jesini per la firma definitiva dell’accordo.
La nascita di un movimento di semplici Cittadini che cita numeri e dati scientifici, dimostrando di muoversi agevolmente nella complessità della questione, ha condotto i nostri amministratori politici verso una posizione di maggior cautela, rinunciando alla firma dell’accordo prevista per il giorno 9 luglio (come invece aveva richiesto Sadam) ed anzi chiedendo quel giorno stesso ulteriori spiegazioni in merito ad una problematica che non può essere decisa così rapidamente, in pieno luglio, quando sarebbe addirittura difficile informare la Cittadinanza su un tema così fondamentale per Jesi.
Ma quali sono questi dati e questi numeri?
Quali sono i dubbi che aleggiano su un progetto di riconversione così complesso?
Sarà sicuramente impossibile in un solo articolo, riportare tutte le domande che sempre più in questi giorni i cittadini si stanno ponendo sulla riconversione.
Partiamo quindi dal fatto più eclatante: quello che riguarda la costruzione di una CENTRALE ELETTRICA A BIOMASSE nel luogo in cui si trova attualmente lo zuccherificio. Si tratta di una centrale che produrrà energia elettrica bruciando olio di palma immesso in due grandi motori di tipo navale.
La centrale avrà una potenza di 18 MegaWatt e l’olio proverrà per la maggior parte da coltivazioni in Indonesia, Malesya e paesi del terzo mondo, dove vengono ogni anni disboscati centinaia di ettari di foresta vergine ( http://www.avvisatore.it/Default_Dettaglio.asp?IdArt=5337 ) per far posto alle piantagioni di palma. Quindi già si crea un problema serio di carattere planetario legato ad impianti della tipologia di quello previsto a Jesi. E non a caso Regioni italiane come Liguria e Toscana hanno bandito dai loro territori centrali elettriche che utilizzano oli vegetali provenienti da zone lontanissime ( http://www.energoclub.it/doceboCms/news/46_421/269/Solo_biomasse_provenienti_entro_200_km.html ;
http://www.consiglio.regione.toscana.it/pubblicazioni/pubblicazioni/tcr/2008/080317_numero_03/v_23_moratoria_per_impianti_energetici.asp ;
http://news.kataweb.it/item/416166/energia-moratoria-in-toscana-per-impianti-da-olio-palma ).
L’olio estratto nei suddetti paesi sarà trasportato tramite petroliere fino al largo di Falconara Marittima, dove sarà immesso in un enorme oleodotto di circa 13 Km attraverso il quale arriverà direttamente nella centrale di Jesi. Anche la costruzione di tale oleodotto fa parte del progetto di riconversione e sarà realizzato da una società mista costituita a tale scopo fra SADAM e API.
Prima perplessità: come è possibile pensare di realizzare un impianto per produrre energia che avrà bisogno, se si considera l’intera filiera e l’intero processo, di più energia di quella che produce? (Vedere qui - Secondo video). Come si può pensare di creare una centrale elettrica cha ha un bilancio energetico negativo?
Sorgono poi spontanei altri dubbi: come sarà possibile effettuare il controllo di ciò che entra in centrale? Come è possibile sapere esattamente cosa verrà bruciato? Ed il problema della diossina? La diossina si produce ogni qualvolta avvengano combustioni a temperature relativamente basse (come ad esempio quelle all’interno dei motori marini previsti nella centrale di Jesi) in presenza di cloro. Quindi, chi ci garantisce che le coltivazioni di palma dei Paesi in via di sviluppo da cui importiamo l’olio siano “biologiche” cioè fatte senza l’uso di pesticidi, che nella maggior parte dei casi, contengono tale sostanza?
E’ proprio di poco tempo fa, la notizia di una centrale a biomasse ad Argenta che, un anno dopo aver ricevuto la certificazione ISO come “Centrale modello”
(http://www.ilb2b.it/newsletter_ambiente/notizia_archivio.asp?numero=6&data=13%20luglio%202005&id=20050713015 ) è stata posta sotto sequestro dall’Autorità Giudiziaria dal momento che, in maniera praticamente casuale, è stato scoperto che al suo interno veniva bruciato legno trattato e non vergine come previsto, con conseguenze devastanti proprio in ordine alla produzione di diossina e di altri inquinanti ( http://www.lanuovaecologia.it/energia/politiche/6706.php ; http://files.meetup.com/227588/Argenta_Sequestro%20Centrale%20a%20Biomasse.doc ). C’è da sottolineare che la diossina è classificata come elemento tossico sicuramente cancerogeno. Ciò significa che se una persona entra in contatto con tale sostanza, non ha una probabilità di contrarre il cancro, ma la CERTEZZA!!
Rimane poi l’enorme problema dell’impatto ambientale a livello locale, anche in condizione di reale ottimo e perfetto funzionamento. Facciamo un calcolo molto semplice, ma di estrema efficacia per far capire alla cittadinanza la gravità di quello che stanno per impiantare.
Un raffronto fra la Centrale a Biomasse proposta da Sadam ed il TRAFFICO CITTADINO.
Una centrale ad olio di palma da 18 MW brucerà circa 30.000 tonnellate di olio all'anno che verranno immessi, come già detto, in due immensi motori di tipo navale.
Dunque, 30.000 tonnellate l'anno equivalgono a 30.000.000 kg di olio bruciato all'anno.
30.000.000 Kg di olio equivalgono, considerando 0,8 il peso specifico dell'olio di palma, a 37.500.000 di litri di carburante olio consumato all'anno.
Se consideriamo che una automobile diesel può percorrere mediamente 12 Km con un litro (mi tengo estremamente basso, anche perché l'olio ha una resa leggermente inferiore al gasolio), tutto ciò equivale a 450.000.000 km l'anno di distanza compiuti in automobile.
Cioè a 450.000.000 diviso 365 giorni = 1.232.877 di km al giorno.
Consideriamo un parco macchine di 20.000 unità otteniamo
1.232.877 / 20000 = 61,64 Km per ognuna al giorno.
Cioè, costruire la nuova centrale equivale ad avere a Jesi altre 20.000 automobili in più a quelle attuali (cioè CIRCA IL DOPPIO) ognuna delle quali compierebbe ogni giorno all'interno della città circa 62 Km, tutti i giorni, sabato, domenica, e festivi compresi!
Il tutto per … al massimo 10 posti di lavoro!!! Ma dell’aspetto occupazionale e di altre questioni inerenti questo mega progetto di riconvesione cercherò di parlare in prossimi articoli. Solo due piccole anticipazioni……Sadam usufruirà di 70 milioni di euro di contributi pubblici dalla Comunità Europea per la dismissione dell’impianto, più circa 20 milioni di euro all’anno di contributi pubblici nazionali, cioè prelevati direttamente dalle tasche dei contribuenti italiani tramite la bolletta elettrica (CIP6 e Certificati Verdi), per la nuova centrale. Il sospetto che il progetto sia una sorta di operazione finanziaria e che ci sia poco di industrialmente solido, è davvero alto…..
Massimo Gianangeli
Jesi, 18 Luglio 2008


























